“Racconti con la spina dorsale”

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Ciao a tutti, ho aperto questo blog più di 11 anni fa. Con voi ho condiviso i miei pensieri, i miei gusti olfattivi, le mie emozioni.

Oggi voglio condividere una gioia grandissima, è appena uscita una mia raccolta di racconti.

“Racconti con la spina dorsale” Claudia Mori

Edizioni creativa

Vi lascio il link nel caso vi abbia incuriosito:

https://edizionicreativa.it/shop/prodotto/racconti-con-la-spina-dorsale/

Un abbraccio pieno di affetto

Claudia

Bug

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Un bugiardo non ha possibilità di essere felice.

È un parassita, se gli manca il sangue di cui si nutre muore.

Vive moltiplicando se stesso in un rimando di scatole vuote.

Non saprà mai chi è.

Morirà condannato alla solitudine reale, perché ogni rapporto che ha costruito sarà finto. Frutto di un equilibrio basato sulla falsità.

Immorale. Senza bisogno di un parametro di giudizio. L’unica realtà che conosce è la sua. Una realtà inesistente.

Uno zombie che si muove, respira, mangia.

Cartapesta oleografica.

Alla fine della vita di lui non rimarrà niente.

Nessuna forma di autenticità.

Parthenope

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Oggi sono riuscita ad uscire dopo un periodo molto complicato.

Cinema.

Avevo scelto di vedere il film con la regia di Daniel Auteil ma per un problema tecnico ci hanno sostituito il biglietto con un altro film, così ho scelto Parthenope di Sorrentino.

Mentre ero in sala, ho appuntato questi tre aggettivi: onirico, visionario, nostalgico.

Se dovessi dare una sola definizione, direi che è una metafora della vita. Un viaggio lungo due ore in cui ti senti disperato, felice, annoiato. In cui ti sembra di cogliere il significato della vita e di perderlo un momento dopo. Il tutto in un’atmosfera rarefatta, di una bellezza potente ed estraniante. Atmosfera felliniana.

Silvio Orlando, caustico, commovente, teneramente “forte”. Stefania Sandrelli, saggia, rassegnata, coraggiosamente candida. Le loro interpretazioni valgono l’intero film.

Da vedere.

Cit

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“Si facevano le coccole nel biancore crudo della luce del mattino”

Da “Americanah” Chimamanda Ngozi Adichie

Dio, se esisti, mandami un umano che usi le parole in questo modo e, se sei particolarmente in vena, anche che sappia fare le coccole così.

A me.

C.

Diari

C’è sempre quel dolore che non vorresti ma è necessario.
Un continuo ridisegnare confini, in una dialettica con se stessi.
L’estraniamento nello scoprire parti nuove.
Stanze in cui la luce si comporta in un modo che non conosci.
La forza di volontà nell’accogliere la nostalgia, quando ti fa paura.
Sentire l’ossimoro costante di un essere umano in trasformazione: il vuoto che diventa pieno.
La coscienza di essere vivi, senza sprechi. Assaporando ogni momento, il presente diventa futuro. Senza rimpianti.

Luggage

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Mi hanno rubato la valigia.

Due vestiti, un jeans, una camicia.

Un paio di mocassini, le calze color vino.

Un reggiseno, due slip di seta.

Il girocollo di perle in legno.

Il profumo è rimasto in borsa.

Due spruzzi sui polsi.

Rosa, muschio, sandalo, patchouli.

Attaccati alla mia pelle,

centimetri di stoffa e libertà.

Sono di nuovo io,

non manca più niente.

Completamente vestita.

Passato (remoto)

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Accendo la radio, è il 1989. Mi siedo sul letto, tiro su le Superga. Le allaccio. Incrocio le gambe e resto a pensare. Giù in cortile, la Panda di mia madre gracchia, mentre lei inserisce la prima.
Otto meno dieci.
Forse fuori c’è il sole.
Io ancora non lo so. Le tapparelle sono abbassate dalla sera prima.
Le gambe incrociate. Mi fermo a pensare.
Fuori, forse, c’è il sole…

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