First day…

Interno mattina.

La giacca pronta, appesa sopra il bordo della porta in studio. Le tue scarpe, lucidate ieri sera, davanti alla scarpiera bianca.

Ti vedo muoverti tra il bagno e la camera da letto con il rasoio acceso in mano.

”Quale camicia, petite puce?”

Ti vengo vicino con una stampella tra le mani.

”Questa, ça va?”

”… azurra!”

”… Non è aZurra, tranquillo!”

Mi guardi, stupito. Poi mi stampi un bacio sulla guancia e mi porti via camicia e gruccia.

”Bien!”

Ti prepari. Camicia, pantaloni scuri, giacca. Un po’ di profumo.

”Questo?!?”

”Yeah! I like it!”

”… Legno di fico. Verde, secco. Sulla tua pelle, stamattina, atterreranno donne come api!”

Ridi.

”Perfetto!”

”… ah, ok!”

Baci. Tanti. I nostri.

Inizia una tua prima giornata di lavoro romana. Il principio di una collaborazione. Poi ci sarà una pausa. Di nuovo casa tua. Al rientro saranno giorni nuovi, di un lavoro nuovo. L’inizio di questa nostra vita insieme. Qui. In questa mia città che spero ci abbracci e ci contenga amorevolmente.

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Si dice… (noi)

Interno notte.

Graffia, come un uomo arrabbiato e fuori sincrono, questo tempo.

Noi, sotto il piumino, iPad tra le mani intrecciate. Un film. Prima un regista americano interrotto a metà. Poi uno italiano. Disperato, narcotico. Adatto a questo maggio che gioca subdolo a fare il novembre misterioso.

Noi.

Fuori è già buio. L’amore disegna giochi d’ombra sul soffitto chiaro.

Noi.

Voce. Appena un sussurro. “Je t’aime… Je t’aime…” Lieve sul confine di un orecchio, si arrampica sensuale su nel cervello. Centro di un’idea, giù repentino fin nel cuore. Battito incontrollato. Pura emozione che riempie stomaco e corpo. Intero.

Noi.

Fisicità estraniante. Vertigine. Ossa che bucano carne e pelle. Occhi che svelano recondite intenzioni. Piedi sotto morbide piume, braccia scoperte. Teste vicine. Unite da baci che saziano e affamano.

Noi. 1973 1974. Noi. Taumaturgico insieme d’amore contro questo freddo anomalo.

Noi.

Sinestesie

Interno sera.

Chiudo gli occhi, davanti allo specchio, e dai tuoi mi lascio guidare.

La tua voce mi parla. Sulle curve dei miei fianchi scende suadente. Si fa frivola quando risale verso la gola. Gioiosa quando descrive il vivo marrone scurissimo dei miei occhi nascosto sotto le palpebre chiare. Repentina scivola verso la pancia e con tono divertente ne descrive la lieve protuberanza sormontata dall’ombelico. Sottile, quasi tagliente, quando arriva giù verso i piedi magri e racconta dei miei alluci impertinenti.

Poi un attimo di silenzio.

Arriva alla bocca e con dolcezza descrive il rosa acceso delle mie labbra appena un po’ carnose.

La tua voce stasera è diventata i miei occhi.

Ogni parola mi entra nella carne.

Ogni parola mi fa tua.

Ogni parola mi rende, inesorabilmente, prepotentemente,  viva!

THANKS

Improvvisamente ho iniziato a raccontare “icazzimiei”. Qui.

È scattato qualcosa. È arrivato di nuovo C. nella mia vita. È peggiorata la mia situazione di salute. Non saprei perché, ma ho iniziato a raccontarmi dal profondo. Lo faccio a modo mio. Massacro le parole. Ci ballo sopra. Ma racconto dal sangue e dalle viscere. A volte sono noiosa. Mi sfogo, dandomi fastidio da sola. Voi siete qui… beh… vi voglio scrivere GRAZIE. Davvero. Di cuore e sangue. I miei!

C.

Legale…

Mi fornisco da spacciatori legali, in camice bianco. Eleganti. A volte, perfino, profumati. Persone con cui comunico in un linguaggio forbito, educate, magari… empatiche! Ma la merda, che iniettano nel mio corpo, sballa ogni mio briciolo di raziocinio. Distrugge cellule buone e affama le cattive, corrode neuroni, “sbiella” sinapsi. Ed io, non sono più io. Perdo le parole. Dormo di botto. Oppure resto sveglia 24 ore di seguito. Vomito a getto sostanze arcobaleno o sono preda di una fame così vorace… che la peggio “fame chimica” di un tossico navigato è robetta da educande.

Certi giorni fatico pure a ricordarmi il mio nome, e non è per dire.

Ho dolori di ogni sorta. E devo tenermeli zitta, zitta.

Sono grata ai farmaci e agli “spacciatoridelmiocuore” che ogni giorno si prendono cura di me. Ma ho tanta voglia di guardarmi allo specchio e di riconoscermi ma soprattutto di riconoscere i miei pensieri!

C.

Bloodheroine

Quando tocchi il fondo della vasca col culo, la spinta propulsiva è così forte… che non si può far altro che risalire. Capito?!? * lo scrivo a quegli stronzi di valori ematici, così sballati, che sembrano volermi morta! (Fuck u!)

E daiiiiii!

C.

In your eyes (parafrasando Peter Gabriel)

Interno mattina.

Se potessi far vedere i tuoi occhi, passerebbe il senso, più di tutte le mie parole.

Questi sono attimi immortali. Noi caduchi per natura, trasformati dall’amore, ci avviciniamo ad una qualche forma di divino.

Se qui ci fosse un’immagine dei tuoi occhi come sono ora, non servirebbe altro.

La tua alchimia, trasformare veleno in nutrimento.