Dalla a…

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A tradurre parole

senza inchiostro.

Una scatola di sassi,

viti arrugginite

di esperienze passate.

Pochi strumenti e le mani,

sottili, cercano un modo

per interpretare la realtà.

In ascolto nella notte,

una lingua straniera

mi commuove il cuore.

Fingo di non aver capito,

ultima difesa per non soffrire.

Salva, la testa si emoziona

ancora.

Prima della notte

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È bastato un gesto,

lino leggero e fiori.

Il letto coperto.

Le dita sapienti

sulla stoffa morbida.

Via le pieghe!

Lontane dai disegni complicati

di un materasso antico.

Stanotte il sonno

troverà sogni nuovi

e un cielo blu.

Una stella si adagerà

sul bordo del letto.

Una mano sapiente

l’accarezzerà.

Via le pieghe

dalla stoffa e dal cuore!

Si può…

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Sotto le mani

grandi, potenti, umane,

ho visto fronde

da cui far trasparire

il cielo.

Il blu non ha avuto

paura.

In un attimo ha allagato

trame trasparenti di complicate ossa.

Dove c’era il rosa

sono apparse nuvole

capaci di correre

verso l’infinito nonostante

il grigio.

Se…

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Troppo silenzio

versato piano nel palmo

delle mie mani aperte.

In attesa sotto stelle benigne,

il cuore batte piano.

Nero, come gli occhi

che ci riguardano, copre

strade, pensieri, inutili vanità.

È un orpello la nostalgia.

Mi fregio il collo nudo

di sottile speranza.

Umile il tempo mi consola.

Breakfast in…

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A piccole dosi,

le parole sono morsi

nel buio appena accennato.

Le mani scorrono

sui confini di pelle e stoffa.

Sono promesse disattese.

Frammenti di eco passate.

Lo zucchero è un’ombra,

sciolta dal sole furente.

Unico inconciliabile presente.

Uniti da braccia che

non sanno tradurne il peso

Se vivi…

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In silenzio, le mani

addormentate in grembo.

Stoffa verde, morbida,

strisce di lino e seta,

sulla pelle rosa, trasparente.

Sonno addomestica i pensieri.

La salvezza una strada

battuta dal sole giallo.

Bianco fin dove lo sguardo

diventa invisibile.

Immaginifico stupore

interiore.

Unica, cosciente, forma umana.

Forme nuove

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Ho preso una sedia

di legno chiaro.

Una vecchia cassetta

dipinta di bianco.

Foglie verdi di una

pianta grassa, fiere, lucide,

cadono giù fino ad accarezzare

il pavimento un po’ stanco.

Dalla finestra il sole

dipinge di giallo il mattino.

Avvampa di rosso la sera.

Le prime parole nascono qui.

Invisibili architetture

di una volontà ancestrale.

Si chiama smart working.

Vocabolo in affitto

tra le dita e il pc.

È un piccolo angolo

di nuova condivisione.

Improvvisata medicina per il cuore.