Avrei voluto

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Ho pensato di costruire

pietra dopo pietra,

respiro dopo respiro,

nel cuore di ogni debole notte,

un amore potente, immaginifico: vivo.

Ho pregato e peccato,

piccola anima agnostica,

avvolta in un letto di lana e lino.

Mi sono persa, sola, tra le spirali

di un passato a cui ho dato un nome.

Sul soffitto stanotte ci sono ancora

i segni trasparenti delle tue carezze

e l’ombra delle complicate volute

del fumo partorito dalle nostre sigarette,

spente troppo prematuramente:

prima che il sole potesse cancellarne il grigio.

Sergei Esenin

Arrivederci, amico mio, arrivederci,
tu sei nel mio cuore.
Una predestinata separazione
un futuro incontro promette.

Arrivederci amico mio,   
senza strette di mano e parole,  
non rattristarti e niente  
malinconia sulle ciglia: 

morire in questa vita non è nuovo,  
ma più nuovo non è nemmeno vivere.

Notte-te-te

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Troppa luce a concepire il giorno.

Muta squarcia il mesto blu

travestito da sovversivo nero.

Piedi orfani di bianco lino

farfugliano passi come nemici

ormai troppo stanchi.

Una guerra su in cielo

mentre giù nel letto,

idee e membra addormentate

vengono plasmate da sogni reali.

A casa

Argento ferisce le dita chiare

come un incantesimo a cui

è difficile resistere, l’anima

sazia il corpo e lo riempie

di attimi invisibili, parole

come zucchero cristallizzato.

Uno schiocco di dita

e la realtà si spoglia

del caotico alternarsi del tempo.

Nuda, splende.

A terra catene in frantumi

e il riflesso di umidi raggi di sole.