lo straccio questo foglio: accartoccio le idee come spirali di carta che salgono dalle dita al bregma e scivolano nel percorso inverso su montagne russe di buone intenzioni.

Accendo una sigaretta, brace rossa e blu intonata a pennellate di ombretto su palpebre rosee che incorniciano iridi nere.

Le mani danzano, la musica è per loro, impertinenti sorelle di braccia pigre. Se fregano del ritmo, sono assetate di libertà.

Fuori: cielo di speranze cobalto. Una striscia piatta la strada che congiunge i sogni di sconosciuti personaggi addormentati nel limbo del divenire.

Chiedo del mio futuro ad un piccolo oracolo dai capelli biondi. Mente inconsapevolmente. Intinge i miei sogni nel miele e con dita zuccherose disegna montagne di neve cristallina e paesaggi di elettriche felicità.

Non chiedo nulla al giorno che sta per arrivare. Conosce bene le parole, il loro sapore, la consistenza molle di un discorso genuino. La nota acidula di un’offesa. La cipriata velatura di un’adulazione. Allora tace. Chiude, con mani minuscole, una serie di bottoni neri e con piccoli passi s’incammina nel chiarore che s’intravede appena fuori dalla finestra.

c.m.

Annunci