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Il tempo è un bastardo

Ci sono libri difficili, ruvidi che ti tolgono la pelle. Questo è uno di quelli.
Devi entrarci dentro. Respirare a pieni polmoni i miasmi che provengono dalle vite dei protagonisti.
Devi essere un lettore “bravo”. Paziente. “Esperto”.
Dopo aver sfogliato le prime pagine, ti renderai conto che le parole non ti sono amiche eppure riesci a provare empatia. Sei nella melma e nello stesso tempo trovi il coraggio di andare avanti.
È un libro “americano” e ho usato apposta le virgolette, perché è di una realtà d’oltreoceano che parlano questi racconti. Di nevrosi, paure, sentimenti che conosciamo bene ma che assumono una connotazione geografica che è altro rispetto alla nostra, anche quando i protagonisti s’intrecciano a paesaggi nostrani. All’aria familiare di alcune nostre città.
È una scrittura secca. Ridotta all’osso.
Sono i personaggi che parlano. Le loro ombre interiori. Il nero che ognuno di noi nasconde o almeno prova a nascondere ogni giorno, vivendo con grande fatica.
Sono parole che gridano e non lasciano indifferenti e ti fanno arrivare alla fine di ogni racconto con il fiato che brucia in gola ma con la voglia di andare avanti.
Acqua e sale, fa male quando la mandi giù, ma una volta ingerita, aiuta a depurare dal cibo andato a male.
Se sei disposto a correre il rischio di non rimanere indifferente, questi racconti fanno per te!

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