Siamo fermi, signori!
Immobili. Cristallizzati. Ibernati.
Non c’è pace.
Fine dei giochi.
Un paese in cui le idee hanno perso la loro funzione, sono state inscatolate al servizio di becere necessità di utilitaristica sopravvivenza.
Non c’è più la diversità, tutto si è perso in un calderone dove bollono annacquate banalità.
Io e te. Parole su carta. Il baratro.
Mi perdo tra le righe di un editoriale: Anschluss risuona nella mia testa. Echi di lontane tragedie emergono dal profondo di me stessa, portati dalla voce di testimoni scomparsi che quelle ferite le hanno portate addosso ogni singolo giorno della loro vita terrena.
Annessione silenziosa, tacito accordo, resa “morbida”.
Fosse pure gioco opportunistico da parte di un anziano signore che deve recintare i suoi terreni prima che i buoi scappino: il risultato non cambia.
Non c’è più vitalità in questo paese.
Finite le ideologie, ci consoliamo facendo zapping a suon di manganellate.
È sceso il grande freddo, signori.
Questa volta non serviranno pentimenti né coperte di buone intenzioni: la salvezza è uscita di scena!
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