Un volo dal letto al pavimento. Un vestito sull’altro. La sciarpa rosa. La camicia blu. I jeans chiari. I calzettoni. Le calze. Il top con le spalline. Il top senza spalline. La giacca beige. La giacca nera. Gli slip. Un profumo. Due profumi. Le mollette per le acconciature di emergenza. Il tonico. Lo spazzolino e il dentifricio.
Una piramide incerta senza faraoni si erge sul pavimento della mia camera da letto.
Ora potrei saltarci sopra ed iniziare a fare una bella conta… oppure potrei buttarli “diligentemente” dentro la valigia che aspetta spalancata come una bocca famelica. Una bocca senza denti e con l’interno grigio come un fumatore incallito.
La valigia è mia amica. Una vecchia signora con la pelle segnata, senza trucco e senza vergogna.
Mi racconta storie che non voglio sentire. Tira fuori fantasmi incontrati durante le sue peregrinazioni, quando lontana da me si è persa in terre straniere dalle lingue incomprensibili.
Lei che è così semplice.
“Niente fronzoli, amica mia!”
La riempio di vestiti. Uno ad uno. Dal pavimento alla bocca grigia.
Si vola lontano.
“Stavolta fai la brava. Segna la strada come Pollicino e mostra fiera la targhetta col mio nome!”
Fosse per me ci arriverei a nuoto verso est.
“Andiamo verso il sole, amica mia.
Fai la brava che ad essere fortunate avremo ancora tante storie da raccontare!”

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