Il silenzio interrotto dal brusio meccanico di corde metalliche e ghiere. Il lieve sobbalzo che segna l’arrivo. Un tempo di sospensione. Un lento fluire di pensieri adagiati su minuti che sembrano scivolare via spinti dal rituale di gesti sempre uguali.

L’ascensore!  Quel cubicolo foriero di attese, partenze e rientri. Di inaspettati giochi di sguardi o rancidi silenzi. Di bocche che non smettono di parlare, di ansie celate e mani che si stringono dentro calde tasche di lana.

Mi manca quel tempo minuscolo in cui passa una lieve umanità.  

immagine presa dal web

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