E’ il silenzio a parlare per me.
Racchiuso nella mia anima, colora la paura.
Mi cristallizzo. Non avallo l’angoscia che vorrebbe divorarmi. Razionalizzo. Mi fermo.
Questo è il mio modo di affrontare i problemi. Quelli enormi. Le montagne che ostacolano il cammino e cambiano il paesaggio.
Gli eventi “nodali” che cambiano il corso di una vita intera.
Faccio così sia per predisposizione caratteriale che per esperienza. Io so che ci sono dei momenti in cui il “sangue freddo” costituisce la differenza sostanziale tra il sopravvivere ed il soccombere.
Sto ferma e guardo il problema da lontano.
Lo modifico, lo adatto ad altre realtà.
Provo e riprovo. Lo osservo da altre angolazioni.
Dopo che mi sono calmata, cerco di agire…
Questo può voler dire anche rimandare. Aspettare un momento più propizio.
Attendere che gli eventi evolvano per avere almeno uno stralcio di risposta. Un canovaccio su cui far progredire la “storia”.
Certe volte vorrei essere dotata di una chiusura a cerniera per poterla aprire e catapultarmi in un’altra realtà.
Ho questo corpo e lo devo amare.
Ho questa realtà e devo continuare ad adattarmi cercando sempre di trovare la forma migliore per farlo.
La paura umana e, a volte, inaffrontabile è sempre lì, ma l’unico modo che ho per andare avanti è prenderne atto senza farmi schiacciare.

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