Ad un certo punto ti sembra di non riuscire a trovare le parole. L’aria si fa più densa, le braccia pesanti , la testa sgombra d’idee. Occorre fermarsi, azzerare tutto. Un po’ come quando troppe informazioni intasano l’emotività.

Un giorno come tanti, ai confini della primavera, salgo su un aereo e vado via.

Poche ore, poco tempo per cambiare.

Un posto che era nella mia mente da quasi trent’anni. 

Una stanza che ha formato il mio immaginario adolescenziale. Il mio sentire. Il mio sapere, non solo quello cosciente.

Una finestra, uno specchio, un’anticamera buia.

Foto e tracce di uomini e donne che hanno cambiato la nostra percezione della realtà. 

Ho letto e vissuto.

Respirato il passato che si fa presente e attraversa ogni singolo poro della mia pelle e della mia psiche.

Ho sciorinato nomi come i grani di un rosario tenuto a memoria.

Ho ritrovato teorie come antiche preghiere.

Ho ringraziato per essere lì.

Ho ringraziato per ogni singola parola, idea, intuizione che ha superato la caducità umana ed è arrivata fino a me.

C.

   

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