Una gardenia in un bicchiere. La stanza vuota. Il corpo steso sul pavimento. Gli occhi chiusi.

“La senti la primavera?”

Una voce, un sussurro avviluppato sulla scala a chiocciola sotto la finestra.

Il bianco divenne prepotente. Non più petali di gardenia ma orizzonti interi. Distese di possibilità.

È così che si nasce. 

È difficile e facile allo stesso tempo. Un po’ come la prima volta che si sale su una scala a chiocciola e i piedi se ne vanno per conto loro. Sgraziati, senza ritmo. Poi va meglio. Sempre meglio. Si chiama esperienza ed è calda come un cappotto in dicembre.

“La senti la primavera?”

Il bianco divenne tutto. Non solo il minuscolo petalo della gardenia nel bicchiere.

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