L’ultimo respiro, greve, doloroso, carico del peso di una vita intera.

La flebo che gocciola lenta, il rumore del monitor, le mani come due tronchi secchi sul lenzuolo candido.

È la fine della vita. Niente di romantico. Le luci fredde della stanza, il vetro oscurato dalle veneziane grigie, i passi veloci delle infermiere che sembrano quasi volare tra un letto ed un altro, appese tra la vita – la loro – e la morte.

Luana era lì, seduta accanto al letto di Margherita, sua  madre. Quella donna dal nome soave e dalla pelle di alabastro, che per tutta la vita aveva amato incondizionatamente senza preoccuparsi di riavere niente in cambio.

Il suo sorriso spontaneo aveva illuminato anche le giornate più difficili. La sua eleganza spiccava tra le altre donne, rendendola speciale. Lei era sempre stata fiera di sua madre ed insieme erano state felici, anche quando un male senza appello aveva strappato Giulio, padre e marito, via da questa vita.

Margherita era intelligente, quel tipo di persona curiosa e attenta. Sempre pronta a cogliere i segnali della vita, anche quelli invisibili allo sguardo degli altri.

Aveva sempre un libro nella borsa e leggeva di continuo . Uno dei primi ricordi di sua madre, era lei in piedi davanti ai fornelli con un cucchiaio nella mano e un libro nell’altra. Leggeva e condivideva. L’amore per le parole era il collante della loro vita. Favole, racconti, grandi romanzi, uscivano dalla bocca della madre come un cibo ristoratore. Elemento fondamentale per la crescita di quella bambina che si stava preparando a diventare un’adulta. E che avrebbe amato i libri nello stesso modo ancestrale e carico di passione di sua madre.

Margherita era profumata, come i campi a primavera, quando si coprono di teneri fiori.

Amava i profumi e usava spruzzare una nuvola di acqua di Colonia davanti al suo viso per poi infilarsi rapidamente in quel piccolo vapore profumato e bearsi di quell’istante solo suo. Era quella la felicità, un piccolo pezzo di mondo, che disegnava un sorriso sulle sue labbra.

Il volto di Margherita era contratto in una smorfia di sofferenza. Il respiro come un rantolo dai polmoni ormai esausti. Non era rimasto molto dell’intima felicità che l’aveva accompagnata nella vita.

Luana si alzò dal capezzale della madre, prese la borsa dall’armadietto verde vicino alla porta, e tirò fuori un piccolo flacone di vetro giallo. Lo alzò a pochi centimetri dal volto della madre e spruzzò un po’ di acqua di Colonia nell’aria.

Una piccola nuvola di profumo avvolse il volto di Margherita e il suo ultimo respiro fu accompagnato da un sorriso.

C.M.

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