– Cazzo, cazzo… cazzo!!! –

– Non ti va’ mai bene niente, sei una stronza! –

Matteo tirò giù paio di bestemmie tra sé e sé e uscì di casa sbattendo la porta.

Caterina raccolse i vestiti che erano sparsi in terra, si asciugò il mocciolo che le era colato giù dal naso, prese in braccio Lunetta, la loro gatta bianca e nera, e si rimise a letto.

Avrebbe voluto andarsene via, uscire di casa prima di lui, ma non avrebbe saputo dove andare. Non aveva il becco di un quattrino e in quelle condizioni non avrebbe fatto molto strada.

Si tirò il lenzuolo fin sopra il naso e cercò di addormentarsi.

Sentiva che stavano arrivando i brividi. Li conosceva bene, sapeva che erano il primo sintomo della crisi d’astinenza. Da lì a poco avrebbe cominciato a sudare freddo. Lo stomaco si sarebbe rovesciato come un calzino, buttando fuori una sostanza verdastra che le avrebbe mozzato il respiro.

Voleva restare calma, ma il cervello correva come una scheggia tra lampi di luce accecante.

Si mise seduta, le ginocchia strette tra le braccia.

Lunetta la guardava in silenzio.

Cercò di cullarsi dondolando avanti e indietro.

Il letto sembrava sprofondare giù nel pavimento. Gli occhi le facevano male, le pupille erano di fuoco. La bocca come pezzi di vetro tagliente. Aveva sete ma non riusciva ad alzarsi.

Un terrore senza scampo s’imposessò di ogni singola parte del suo corpo.

Sul muro vedeva proiettate immagini di sangue e macchie nere che sembravano venire contro di lei.

Scivolò giù dal letto.

Strisciando raggiunse la cucina. Le mattonelle erano aguzze come sassi, le braccia le facevano male. Continuava a vomitare. Respirava umori acidi che salivano su dal naso come zaffate di lava.

Avrebbe voluto aprire il frigo, ma rimase immobile ai piedi della porta.

Sudava e tremava. Il corpo era scosso da un tremito violento che la privò anche dell’ultimo residuo di forza.

Avrebbe voluto un sorso d’acqua. Sentiva il liquido fresco scendere giù nella gola e arrivare nello stomaco. Non avrebbe vomitato più. Quel sorso d’acqua l’avrebbe salvata.

Si girò ancora un paio di volte su stessa. Aprì la porta. Voleva l’acqua, si alzò aggrappandosi alle sbarre di ferro.

Voleva l’acqua. 

Stese le braccia, tirò su le gambe e volò giù.

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