Mi stupisco di me stessa, di alcuni meccanismi mentali che rispondono semplicemente alla voglia di pace e tranquillità, di come qualunque sovrastruttura culturale cada di fronte all’istinto e all’emotività.

Gli odori, sempre loro. La parte del leone nella mia interpretazione del reale. La mia interfaccia più diretta, il mio modo più “vero” di affermare la mia esistenza.

Potrebbe essere un “profumino banale” quello di cui sto scrivendo, uno “pseudo-adolescenziale”, eppure mi è rimasto addosso con una forza tutt’altro che acerba. Si è incollato sulla mia pelle fino ad arrivare giù al centro delle emozioni. Si è fatto notare, ricordare fin oltre la sua persistenza. Un sillage limitato, rafforzato da un uso leggermente sovradimensionato, ad un passo dal diventare mal di testa.

Una composizione “modesta”: limone, bergamotto nelle note di testa, una vaniglia che subito sulla mia pelle si fa prepotente, la mora che arriva maestosa, un odore che in natura si percepisce appena, qui si svela sfacciato e zuccherino, sul fondo il muschio e il legno di cashmere giocano sulle note di una sottile sensualità.

Ho usato solo alcune fiale di questo profumo, “Vanille Blackberry” di Comptoir sud pacifique, ma non riesco a dimenticarmene. Mi è piaciuto talmente tanto che vorrei comprarlo per indossarlo in questi giorni, perché è proprio in settembre che, secondo me, questa fragranza sprigiona il meglio di sé. Avevo provato ad usarlo in luglio e l’avevo detestato, fino a relegarlo nel fondo del cassetto. Ho ritentato in questi giorni ed è stato coupe de foudre. È come una passeggiata all’aperto in una tiepida giornata di fine estate.