Correre in un bosco in autunno. Una maglia di cachemire aperta su un top in cotone grezzo, ai piedi scarpe di tela e gomma, consunte, indossate senza calze. I capelli raccolti sulla nuca, fermati da una spilla in osso.

Le mani sulle rugose protuberanze di un tronco di quercia. Abbracciare un albero, un gesto “imbevuto” di new age, eppure così istintivo. È lasciarsi amare, senza giudizio, sentirsi coccolati, accuditi, semplicemente se stessi.

Sulla pelle, note di agrumi, neroli, limone di Amalfi, petitgrain.

Più giù, forse ad un centimetro dall’anima nuda, muschio di quercia, galbano, foglie di betulla.

Nella pancia, come un brontolio di sensuale languore, muschio animale, ambra bianca e vaniglia del Madagascar.

Non è innocenza, ma forza.

È una colonia che si annuncia in primavera, ma in autunno diventa matura, sensuale, prorompente.

Sentori di agrumi ed essenze animali che raccontano di vita e morte, passioni sensuali mescolate a leggere vertigini di euforia.

È un rischio, accettarlo può significare “piacersi e piacere”!