Interno pomeriggio.

Un trolley fuxia all’ingresso.

Un allegro vociare. Siete tornati tutti insieme dall’aeroporto. Oggi mio figlio aveva una verifica in prima ora e poi assemblea. È tornato presto a casa e, nonostante il forte raffreddore, è voluto venire con te.

Juliette è qui. Una sorpresa. Certe volte le cose brutte portano dei meravigliosi doni inaspettati.

Sento la sua voce allegra fin dalle scale.

Viene in camera mia. Mi stringe a sé. Sorride felice. È portatrice di buonumore contagioso. Indossa una mantella corta rossa, dei jeans skinny blu scuri, degli stivaletti neri alla caviglia e un berretto di lana multicolore. Ai polsi braccialetti tintinnanti ed emana una lieve fragranza di agrumi e vaniglia.

”Sto studiando l’italiano”

Mi annuncia fiera.

”Sono così felice!”

La mia lingua sta diventando veicolo di emozioni ed affetto. Un modo per dirci quanto ci riconosciamo gli uni negli altri. Mescolandoci in un inaspettato quanto meraviglioso melting-pot.

Noi. Le nostre parole. I nostri gesti. Il nostro amore.

Hugeman si è inserito perfettamente in questo ambiente italiano.

Ama vivere in un condominio romano.

Ogni giorno migliora la lingua. Chiacchiera con tutti. Conosce i vicini. Aiuta il signore anziano dei terzo piano con la spesa. Scambia opinioni con gli studenti che vivono nel palazzo. Ha fatto amicizia con i negozianti del quartiere. Sta imparando perfino alcune “colorite espressioni romanesche”. Ed è uno spasso sentirlo pronunciarle con il suo accento francese.

Juliette si siede sul letto e mi racconta della scuola. Dei suoi amici. Del suo ragazzo che le sta scrivendo su whatsapp. Mi fa vedere alcune foto. È la prima volta che si apre così con me ed io mi sento orgogliosa della fiducia che sta riponendo in me. È una ragazza che mi piace molto, ha un bel carattere e le voglio bene.

Hugeman esce a comprare delle cose per cena.

Ha promesso una sorpresa. Qualcosa che piace particolarmente a Juliette, un modo gentile per festeggiare il suo arrivo.

Figlio con una tosse canina si chiude in camera a riposare un po’.

Io sul letto, in preda a dolori che non lasciano tregua, cerco di godermi comunque la serenità che colora tutto lo spazio fuori e dentro di me