Interno notte.

Mi alzo dal letto. Mi preparo un tè. Sono un po’ agitata e ho anche dolore fisico.

In cucina aspetto che l’acqua bolla. La bustina nella tazza. Io in piedi davanti al fornello.

Mi arriva un messaggio, “Mai sola”

Sono come piccoli sassi i tuoi messaggi. Segnano un percorso, compongono un quadro, il cui senso è visibile alle nostre anime.

”Lo so”

Ed è vero, lo so!

Imparare a non averne paura è stata una delle “mie più grandi vittorie interiori”, perché è l’idea stessa dell’amore che va contro l’essenza dell’individualità. Superare il sé individuale senza annullarsi.

Mi chiami.

”Sono a casa amoRe mio”

Ti siedi sul divano. Accendi una sigaretta. Ti appoggi all’indietro sulla spalliera.

”La nostra! Le altre non hanno sapore, Petite puce!”

Stasera sono triste. Non ho tanta voglia di parlare.

“Hey amoRe, Are u ok?”

Mi sorridi. Spegni la sigaretta e ti fermi con gli occhi nei miei.

Non mi escono le parole. Sento le lacrime salire dalla pancia e in un percorso inverso arrivare fino agli occhi.

Hai un sorriso che sa di bontà. Gli occhi diventano più grandi, la bocca come più morbida. Una qualità che non ha niente a che vedere con l’estetica.

Sei tu, davanti a me.

Ti alzi, prendi un libro.

”AmoRe…

Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo più
né da chi né che sia.
Soltanto ne conserviamo
– pungente e senza condono –
la spina della nostalgia.”

”C. è il mio! È una poesia di Caproni”

”Sì, amoRe mio. È la nostra nostalgia. Perché la tua tristezza è la mia. Io con te sono un clown. Mi spoglio di tutto e rido. Sono un uomo. Un bambino. Sento la tua paura ma è anche la mia. È l’amore. Ci rende ubriachi e saggi.”

Mi escono solo lacrime.

”Sono venuto a riprenderti. Ci ho messo venti anni. Uno stupido, amoRe mio! Dovevo venire a Roma e non andare via… riportarti indietro. Tutta sofferenza inutile. Ma ora siamo noi. Insieme.”

Allunghi le mani.

Sono carezze.

Le lacrime sciolgono una nausea forte, il dolore viene giù come grumi. Lo stomaco è più leggero, la testa fa meno male, sulla bocca compare un sorriso.

”Ridi amoRe mio, ridi, ridi… ancora e ancora!”