Minime

Non ho avuto,

non significa

non avrò mai.

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un certo tipo di delirio… (è per te)

Interno sera.

Mi sta risalendo la febbre.

Ha chiamato mia madre, è capace di litigare anche per telefono. Anche mentre batto i denti.

L’ospedale è un coacervo di germi. Non ho più uno straccio di sistema immunitario funzionante. Un mix sfavorevole.

Le tue mani.

Scrivo qui delle tue mani, perché voglio ricordarmene.

Con un dito fuori dal piumino, compongo parole sull’ipad.

Sono per me e per te. Nostre.

Ho i brividi, dolori ovunque.

Tu sei ancora qui, con me.

Mi basta!

 

 

in potenza

Ogni aereo che passa, è un colpo al cuore.

Una tristezza infinita mi attanaglia l’anima.

Nausea e lacrime.

Potessi ricacciare tutto giù, lo farei.

Non sono così brava.

Soffro di una mancanza in potenza.

Non vorrei vederti andare via. Non so cosa succederà. È così dura la lontanza. Stavolta siamo stati tanto tempo insieme.

Continuo a piangere. Le lacrime arrivano da sole,  nei momenti più impensati.

Tu mi abbracci, mi consoli. Ci consoliamo, ma il dolore è anche il tuo e, spesso, mi specchio nelle tue lacrime che racchiudono le mie stesse emozioni.

… dimenticanze

Esterno giorno.

Ho passato più di tre ore in ospedale. Tu con me, ma ad un certo punto ci siamo divisi. Tu sei andato a comprare dei farmaci, più altre cose. Io ho cambiato piano e l’accordo era di ritrovarci in un punto specifico vicino all’atrio.

Passa un po’ di tempo, io finisco di fare tutto. Mi rivesto e scendo di sotto. Cammino veloce, testa dritta, senza guardare niente e nessuno. Arrivo fuori, fin quasi all’ultima uscita esterna, e mi ricordo che tu mi aspettavi nell’atrio di sopra!

Mi giro di scatto e ti vedo dietro di me!

”Ehy, babe!”

Scoppio a ridere. “Amore, scusa! Ti ho dimenticato su!”

”Ti ho anche chiamata, ma andavi dritta, senza guardare nessuno!”

”Sì, lo so. Io quando cammino sono così”

”Did u forget me?!? Perfetto!”

”No, è che nella mia testa, ero convinta mi aspettassi fuori dall’ospedale!”

”… uhm, lapsus! Ti trovi un nuovo uomo?”

E mi scompigli i capelli, ridendo.

”Già trovato!”

”ok, buon San Valentino, “ a m o r r e”!”

”ah già…”

”… What?”

” Anche a te, amore”

”… chi è?”

”… chi?”

”new boyfriend!”

”… ahh! Beh, non posso riverlatelo, non credi?”

”Non sono geloso. Lui muore!”

”lo uccidi tu?”

”yeah!”

E mi baci.

Ridiamo ancora e di nuovo un bacio.

Siamo fuori dall’ospedale…

Un latte macchiato ed un caffè.

Mi abbracci. Infilo le mani in tasca e trovo un biglietto, “u are my life!” E cuori, cuori, cuori!

”Anche tu, amore mio!”

 

 

 

La consistenza

Interno sera.

Stai lavorando. Lo sguardo concentrato sullo schermo, una penna tra le labbra che, ogni tanto, mordicchi nervosamente. Hai un viso da bambino, sembra che ogni segno del tempo si sia diluito, fino a scomparire, nell’espressione assorta dei tuoi occhi.

Siamo vicini.

Io leggo, ogni tanto mi fermo. Mi distraggo. Scrivo qualche riga.

Stasera Bach in sottofondo. Basso, tanto da essere percepito appena.

Le luci non troppo forti.

Noi.

Improvvisamente sento i tuoi occhi su di me. Il tuo sguardo ha una consistenza che posso percepire anche senza alzare la testa. Indugio, ancora qualche attimo, poi ti guardo.

Tu mi sorridi.

Il tuo sorriso è “la cura”. Niente che mi faccia stare meglio!