Minima

Tagliare.

Ridurre.

Arrivare all’essenziale.

Senza timore di farsi male.

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Fear

Tanto da capire. Ad un passo dalla meta, un grumo al centro del petto, cristallizza il tempo.

Io.

Era il 1980, quando ho letto, per la prima volta, nero su bianco la consapevolezza di ciò che significa “essere”.

Ero troppo piccola, ma da allora è passata un’intera vita. Sono trascorsi anni come ere geologiche di una vita individuale.

Studio, incontri, delusioni, traguardi raggiunti, maternità, amori fondamentali che hanno segnato la mia esistenza. In una parola, esperienza.

Io. Oggi ha tutto un altro sapore. Una complessità, uno spessore, la forma sfaccettata di qualcosa che è passato attraverso lo scorrere tempo.

Tutto questo è vero ma c’è anche altro. Ed è proprio contro tutto il resto che continuo a sbattere. Mi aggrappo con le unghie a modelli che non vanno più bene per la paura di farmi male ed invece soffro ancora di più. Una sofferenza che dovrei abbandonare ma che “coltivo” come baluardo di una me che non esiste più.

Non so quanto tempo ci vorrà.

Non so.

Eppure questa paura deve fluire e diventare altro.

Dentro di me c’è tutto ma per condividerlo veramente, devo essere io la prima ad accedervi. Finalmente, senza averne più paura!

 

Miriam

Si strappava brandelli di pelle. Lasciava le unghie lunghe, rovinava i bordi, li rendeva frastagliati per farli essere ancora più taglienti, e si scalfiva la pelle fino a tirarne via porzioni, a volte, minuscole, a volte, un po’ più grandi.

Restava ad osservare il rosa dei graffi. Il rosso dei bordi infiammati. Se riusciva a procurarsi una goccia di sangue da quelle ferite volontarie, si sentiva piena. Soddisfatta, finalmente quieta.

Aspirava a “sentirsi”, ad avere un contatto con se stessa.

Non le bastavano gli sguardi altrui, né gli abbracci.

Non serviva piacere agli altri, né il sesso né l’amore.

Nessuna forma di contatto la soddisfaceva, perché era “posticcia”, irreale, incapace di arrivare dentro.

Stava percorrendo la strada sbagliata, solo che non lo sapeva.

Citrus

Sono cambiati gli odori, le piramidi olfattive, le intenzioni di chi crea fragranze.

Dopo una decade abbondante di floreali/ fruttati/orientali, siamo passati a fragranze “verdi”, esperidate ma più complesse di quelle in voga negli anni settanta. I profumi si sono fatti più “ariosi” aperti alla gioia di vivere.

È passata l’era delle fragranze “girly” dei tripudi di sentori “fragolosi” e fragorosi.

È passata la rivincita dello zucchero e del patchouli.

Sono andati in pensione i pop-corn al caramello “spiaccicati” dietro le orecchie di “innocenti” fanciulle!

Citrus-aromatic-green che questa triade sia foriera d’inconsueta felicità!

Arde

Scottano le parole. Bruciano come fiamme. Le idee sobbollono tra la testa ed il cuore.

È un’urgenza, una fame vorace, una febbrile curiosità che inonda la volontà.

Mi siedo. Piego il corpo ma sciolgo la mente.

È una corsa, la storia di un rapporto. Il climax. La crisi. La crescita. La rinascita.

È il blu di un inchiostro magico come i pensieri di un bambino che sorvolano la realtà.

È il verde che torna dal passato. Il mio verde anni ottanta. Il verde caldo di un abbraccio d’amore. Il verde “D”, il primo fattore di condivisione della mia vita.

È il nero dei miei occhi.

È il bianco di un lutto lontano. Coscienza orientale di solitudini apprese, digerite, vissute nel silenzio di stanze asettiche.

Bruciano stasera le parole.

Bruciano per me!

 

 

Io

Mi perdono che non sono riuscita a leggere.

Mi perdono il mio carattere complicato, le paure che salgono all’improvviso come detriti dell’anima difficili da gestire per me e per gli altri.

Mi perdono le montagne russe del cuore e del cervello.

Mi concedo di accettare le fughe e le sconfitte.

Sono orgogliosa della mia tenacia, del saper prendere decisioni in situazioni complesse.

Sono orgogliosa della mia gentilezza, del sorriso che nasce spontaneo e scalda lo spazio che mi circonda.

Sono orgogliosa della capacità di ascoltare.

Sto lavorando su di me.

Ascolto in maniera creativa.

Soffro, mi fermo.

Vivo.

Cammino, a volte, a passo svelto, a volte così piano da sembrare immobile.

Vivo.

Cerco di correggermi, migliorare, ascoltando me stessa.

Mi guardo dentro e sono felice di non averne paura!

 

“Odi et amo”

 

Verso la fine di febbraio del 2017 mi è venuta l’ossessione per i profumi fioriti. Ho passato mesi a cercare la rosa perfetta per me, ricerca che mi ha lasciata orfana! Poi sono passata alla tuberosa ed è così che mi sono imbattuta in “3 fleurs”, un profumo di “Parfum d’Empire”, creato nel 2009.

Un nome “primaverile” che mi aveva lasciato intuire un bouquet romantico, quasi virginale.

Appena spruzzato sulla mouillette sono rimasta stordita. Un pugno dritto sul naso! Sto sanguinando?!? No! È solo il profumo!

A leggere la piramide olfattiva si tratta di innocente rosa turca ad aprire le note di testa.

Questa è una rosa potente, irrobustita da galbano e menta.

Il cuore di gelsomino arriva sornione e ti prende al collo. La tuberosa resta sulla pelle come il ricordo umido di un bacio d’amante. L’ultimo, prima che il mattino porti via ogni traccia di un amore clandestino.

È un profumo persistente, sfacciato, forse soffocante.

Uno di quelli senza tempo.

Ottocentesco e contemporaneo.

Si odia con violenza, ma con la stessa intensità lascia dietro di sé una fortissima sensazione di nostalgia, che induce ad indossarlo di nuovo.

Così è successo che quel profumo me lo sono portato a casa e me ne sono innamorata. Non di un amore “semplice”, come di un uomo non bello che all’inizio non è attraente ma riesce ad irretirti, facendo leva sulle note più profonde dell’animo umano.

Un tormento, una mancanza, ma nello stesso tempo una piacevole estasi olfattiva!

“Odi et amo. Quare Id faciam, fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio et excrucior”

Catullo – carme 85