Caffè

Caffè, caffeina, ciò che ti sveglia la mattina.

Appiccichi due pensieri al cucchiaino.

Mescoli con vigore zucchero e saliva.

Butti giù ogni rancore marrone di caffè, bianco di zucchero.

Caffè, caffeina ciò che ti sveglia ogni… mattina!

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Domani

Acqua che tracima. Corrode. Annienta.

Mi perdo, stanca.

Ho dimenticato di aver imparato a nuotare.

Allungo le braccia, respiro.

Potrei, potrò.

È la salvezza che anela ogni minuscolo movimento.

Il petto si gonfia. Entra aria. Vita.

Sono stanca.

Strofino gli occhi.

È una scommessa.

Inspiro piano.

Domani, oggi è già diventato domani!

Il senso.

Nasce una storia e se ne va per il mondo. Gambe storte, forse un accenno di acne. Passo veloce ma dal ritmo incostante.

La bellezza è un artificio. Due dita nella cipria, prima c’è stata una limatina alle virgole come unghie cresciute troppo, poi una riga di eye-liner e una scrematura ai periodi troppo ridondanti.

Ok, adesso ogni parola scivola dalle mani e se ne va giù in strada. Fuori dai pixel o dal blu dell’inchiostro.

Alloggia in nuove teste. Prende altre forme. Assume sapori nuovi.

Accellera il battito di altri cuori, colora le guance di altri visi.

Non so niente ma tutto questo lo percepisco come un profondo ed imprescindibile senso della vita!

E…

Non basta mai. Sembra che ogni parola si asciughi troppo presto, che ogni sentimento venga scottato come pelle diafana da un sole troppo potente.

Rimango ad ascoltare ma subdolo subentra un sonno pesante che mi strappa via dalla realtà.

Non basta mai. Una voce sottile mi chiede dalle viscere: “Allora cosa bisogna fare?”.

Io parlo, chiarisco, esprimo intenzioni e potenzialità. Io sono, ogni giorno, ogni momento affinché niente scivoli via schiacciato dall’indifferenza.

Io sono, che questo basti?!?

Incedere

Ci vuole tempo per imparare ad essere migliori. Tempo per essere se stessi. Ascoltare, capire. A volte, tornare sui propri passi. Altre volte, cambiare completamente direzione.

Ci vuole tempo per aggiustare il tiro. Indulgenza, compassione, curiosità.

È un camminare continuo, un percorso imprevedibile.

È un toccarsi all’improvviso per poi lasciarsi andare.

Un lampo, un’epifania, una nuova consapevolezza che porta ad attimi di illuminata autocoscienza.

È una goccia di sangue, un sorriso, una carezza lieve che rimane nell’impronta dei passi, e, a volte, cambia il ritmo dell’incedere.

È la vita, uno spazio ipotetico tra due mani. Inizio e fine di un cammino disegnato su questa sfera che chiamiamo terra.

Verde vivo

Piedi nell’erba prima ancora di averne coscienza. Sono verde nelle ossa. Ogni estensione del mio pensiero ha radici profonde come quelle dei pini marittimi che cullavano il mio sonno di neonata.

Resina sulle mani, balsamo dell’anima.

La mia casa è un posto dove il sole tramonta su stratificazioni d’intenti. Suggestioni emblematiche di rovine romane.

Il passato scorre nel sangue. Non ho ossa fragili ma tronchi vivi che affondano nella terra e anello dopo anello raccontano la mia storia.

 

Tre fiale d’amore

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Oggi voglio scrivere di una storia d’amore. Un colpo di fulmine scoccato anni fa, rimasto chiuso nel cuore senza che la passione si affievolisse minimamente.

Amore istintivo… di pelle. Mai definizione fu più azzeccata perché ancora una volta è di olfatto che scrivo e di quell’unione indissolubile che mi lega ai profumi fin da quando ero bambina.

Il profumo di cui voglio raccontare è stato creato da un “naso” che occupa la parte del leone nel mio cuore, Jean-Claude Ellena. Non c’è una sua fragranza che mi abbia lasciata indifferente. Le sue suggestioni olfattive m’irretiscono, fino a farmi innamorare perdutamente.

Nato nel 2003 (lo stesso anno di mio figlio, chissà se questo abbia un significato recondito) l’Eau d’Hiver di Frederic Malle, è un profumo che ho inseguito per anni. Ne ho posseduto un piccolo campione che ho centellinato con parsimonia ma una volta finito non mi sono mai decisa ad acquistarlo… fino ad oggi!

Questo pomeriggio ero in via del Babuino e sono entrata nella boutique monomarca. Dovevo fare tutt’altro ma è come se “qualcosa” mi avesse spinto ad entrare. Era arrivato il momento che l’Eau d’Hiver diventasse mio!

Lo spazio dedicato ai profumi è meraviglioso, sembra di essere a Parigi e la persona che mi ha aiutata nella scelta (che in realtà era già stata fatta😉) è stata gentilissima.

Appena spruzzato il profumo sulla mouillette ho riprovato lo stesso piacere di quando usavo il sample, un’emozione sussurrata che scalda l’anima.

Il primo accordo è dato dal bergamotto, che dona un’idea di freschezza, poi entrano in gioco le note di cuore come l’iris, il gelsomino, angelica ed eliotropio, sul fondo rimane un lieve sentore di miele  abbracciato all’angelica che scalda il tutto senza mai renderlo stucchevole.

È il profumo della tenerezza. Quasi un abbraccio che dona tepore al cuore.

È avvolgente senza essere aggressivo.

È come una frase d’amore sussurrata in una giornata di pioggia.

Un raggio di sole che fa capolino in un’uggiosa giornata di gennaio.

Se fosse una sensazione sarebbe la serenità. La dolcezza che pervade l’anima quando ci sentiamo in pace con il mondo…

Potrebbe essere il profumo della buonanotte quello che traghetta verso i sogni più dolci!