Ohhh!

Ah!

Sogno la primavera. I campi fioriti. Il sole sempre più giallo.

Acqua sulla pelle. Vita nuova!

Sono solo capriole. Pensieri che si avviluppano intorno ad un desiderio.

Spingo con forza. Arrivo su. In alto.

Canto con tutta la voce, anche quella immaginata.

La mia melodia s’intona al coraggio.

La vita.

Ohhhhh!

Stelle nere

Della rosa la parte fumosa è quella che mi rimane sulla pelle.

Apro la finestra con coraggio. Senti?!?

Fa freddo.

Tolgo i tacchi. Li rimetto. Cammino sul pavimento in legno. Mi piace il rumore, l’eco delle mie più piccole intenzioni.

Sono sciocca… piango!

Erano le oche di quel giardino, tanto tempo fa, che ci facevano ridere.

Sono sciocca e garrula. Una donna oca.

Oggi mi permetto anche questo.

Ehi tu!

Togliti quella vestaglia e vieni via con me!

Origine

Dimmi da dove vieni e chi ti ha reso così.

Tutti i semi piantati nella terra hanno creato una foresta impenetrabile. È impossibile scorgere il sentiero, camminiamo alla cieca e ogni giorno ci facciamo male.

Guarda i miei piedi, portano i segni delle cadute e le cicatrici delle vittorie.

Vorrei imparare la tua lingua ma non esistono scuole che possano insegnarmela.

Sono nata sulla scia di lacrimogeni e bombe carta. In un giorno di sole ho aperto gli occhi. Da un vetro ho visto cos’è la vita e quella distanza la porto sepolta nel cuore.

Dimmi chi sei.

Chiedo di chiudere il cerchio. Di trovare la fluidità di un nuovo equilibrio.

Dimmi chi sei e da dove vieni.

Evocativo 

Non il nome ma la mia essenza,

affinché tu possa trovarmi

anche senza luce.

Sulla pelle mi sentirai,

puro istinto sui polsi esili.

Ombra di memoria sui capelli,

bruma sottile di sogni sul cuscino.

Pienezza della struggente assenza,

effimera potenza d’indissolubile passione.

Le nostre note

Suona!

Suona per me.

Suona fino a quando le dita sanguineranno.

Suona e ridi.

Suona e guardami.

Nessuno toccherà il mio cuore.

Suona e non ci accadrà niente.

Non si muore aggrappati al ritmo di queste note.

Suona e saremo noi.

Suona per me e per te.

Suona e mostrami la trasparenza del tuo respiro.

Suona…

Per sempre!

Fiori 🌺

Petulante la voce risuona nel vuoto della stanza grande.

Tutti in fila fuori.

Piove.

Piove acqua. 

Piovono fiori. 

Fiori?!?

È un’eccezione, una deroga alla normalità. Oggi a Roma piovono fiori.

Nessun dolore.

Non più.

Lenta arriva Lei.

Nessuno la chiama per nome. Le lacrime sono truccate di gioia.

Ci sono tacchi da 12 cm. Vestiti di pizzo. Ombrellini trasparenti.

Un buon profumo d’incenso sacro.

È la vita, la vita, la vita…

Tre volte nel cuore e nella bocca.

Non un addio, ma tante mani da stringere nell’unico per sempre che ci è dato conoscere.

Piovono fiori sugli ombrelli trasparenti…

Un sorso d’acqua 

– Cazzo, cazzo… cazzo!!! –

– Non ti va’ mai bene niente, sei una stronza! –

Matteo tirò giù paio di bestemmie tra sé e sé e uscì di casa sbattendo la porta.

Caterina raccolse i vestiti che erano sparsi in terra, si asciugò il mocciolo che le era colato giù dal naso, prese in braccio Lunetta, la loro gatta bianca e nera, e si rimise a letto.

Avrebbe voluto andarsene via, uscire di casa prima di lui, ma non avrebbe saputo dove andare. Non aveva il becco di un quattrino e in quelle condizioni non avrebbe fatto molto strada.

Si tirò il lenzuolo fin sopra il naso e cercò di addormentarsi.

Sentiva che stavano arrivando i brividi. Li conosceva bene, sapeva che erano il primo sintomo della crisi d’astinenza. Da lì a poco avrebbe cominciato a sudare freddo. Lo stomaco si sarebbe rovesciato come un calzino, buttando fuori una sostanza verdastra che le avrebbe mozzato il respiro.

Voleva restare calma, ma il cervello correva come una scheggia tra lampi di luce accecante.

Si mise seduta, le ginocchia strette tra le braccia.

Lunetta la guardava in silenzio.

Cercò di cullarsi dondolando avanti e indietro.

Il letto sembrava sprofondare giù nel pavimento. Gli occhi le facevano male, le pupille erano di fuoco. La bocca come pezzi di vetro tagliente. Aveva sete ma non riusciva ad alzarsi.

Un terrore senza scampo s’imposessò di ogni singola parte del suo corpo.

Sul muro vedeva proiettate immagini di sangue e macchie nere che sembravano venire contro di lei.

Scivolò giù dal letto.

Strisciando raggiunse la cucina. Le mattonelle erano aguzze come sassi, le braccia le facevano male. Continuava a vomitare. Respirava umori acidi che salivano su dal naso come zaffate di lava.

Avrebbe voluto aprire il frigo, ma rimase immobile ai piedi della porta.

Sudava e tremava. Il corpo era scosso da un tremito violento che la privò anche dell’ultimo residuo di forza.

Avrebbe voluto un sorso d’acqua. Sentiva il liquido fresco scendere giù nella gola e arrivare nello stomaco. Non avrebbe vomitato più. Quel sorso d’acqua l’avrebbe salvata.

Si girò ancora un paio di volte su stessa. Aprì la porta. Voleva l’acqua, si alzò aggrappandosi alle sbarre di ferro.

Voleva l’acqua. 

Stese le braccia, tirò su le gambe e volò giù.